Descrizione
Sono uscito di casa con la paura di tutti i lombardi ed italiani reclusi in questi due mesi di lockdown, per colpa di un nemico invisibile, subdolo, spietato che ha falciato vite, minando profondamente l’esistenza del mondo intero. Ho camminato per le vie deserte di Milano con il terrore e la tristezza nel cuore, osservando serrande abbassate, portoni sbarrati e vetrine di un richiamo lontano. Sentimenti che poco alla volta però sono svaniti. Scomparsi. Per lasciare spazio a nuove emozioni, allo stupore, alla sorpresa nel reinterpretare una Milano per niente umiliata, deprimente o ferita nel suo moto perenne. Una Milano dal respiro profondo, più forte del virus, più forte delle avversità, più forte della sua storia millenaria. Ho guardato con occhi diversi le strade, le piazze, i monumenti e i simboli che l’hanno resa unica.
L’ho guardata senza interferenze, senza veli, senza timori, spogliata dai rumori dei meneghini e pendolari che ogni giorno si nutrono della sua positività. Ho scoperto una Milano monumentale, affascinante, splendente anche in un momento drammatico come quello che stiamo vivendo. La paura si è trasformata in bellezza estetica, mi sono sentito privilegiato nel vedere Milano con occhi diversi, ascoltandola nei rumori che in un giorno “normale” non si percepiscono nemmeno. Il cinguettare degli uccellini al tramonto, il fruscio della brezza tra le fronde degli alberi, le foglie che intonano una sinfonia, lo scorrere dell’acqua nelle fontane, la musica che inonda le case, l’abbaiare di un cane lontano, i passi felpati di qualche solitario. Mi sono ritrovato estasiato in un’aurea di magia e di forza evocativa dinnanzi alla maestosa silenziosità del suo Castello con le note immortali del “Và, pensiero”, dal Nabucco di Giuseppe Verdi.