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La fotografia è molto più di una semplice immagine catturata: è uno sguardo sul mondo, un racconto visivo che attraversa epoche, culture ed emozioni. “Sguardi e Visioni” nasce con l’intento di esplorare l’arte fotografica attraverso le opere dei più grandi maestri della fotografia, da quelli che hanno fatto la storia a quelli che stanno ridefinendo il linguaggio visivo contemporaneo. Ogni scatto racconta una storia, ogni fotografo offre una prospettiva unica sulla realtà, trasformando la luce e l’ombra in pura poesia visiva. In questo spazio celebreremo il potere delle immagini, scopriremo le tecniche, le ispirazioni e le vite degli artisti che hanno reso la fotografia una delle forme d’arte più affascinanti e universali.
  • Shirin Neshat
    Artista multidisciplinare, Neshat si è confrontata con la fotografia, il video, il cinema e il teatro, creando narrazioni altamente liriche, oltre a visioni politicamente cariche, che mettono in discussione questioni di potere, religione, razza e relazioni tra passato e presente, Oriente e Occidente, individuo e collettività.
  • Carlo Orsi
    Carlo Orsi è stato un fotografo italiano di grande talento, nato a Milano l'8 marzo 1941 e scomparso il 31 maggio 2021. La sua carriera si è sviluppata nell'arco di diversi decenni, durante i quali ha saputo catturare con il suo obiettivo non solo le trasformazioni della società italiana, ma anche lo spirito di Milano, la città che ha sempre amato e raccontato attraverso la fotografia.
  • Ugo Mulas
    Ugo Mulas nasce il 28 agosto 1928 a Pozzolengo, in provincia di Brescia. Dopo il liceo classico, nel 1948 si trasferisce a Milano, dove lavora come istitutore per mantenersi agli studi di giurisprudenza. Tuttavia, il suo interesse per l’arte lo porta a iscriversi tra il 1951 e il 1952 a un corso serale di disegno di nudo all’Accademia di Brera.
  • Robert Capa
    “Se le fotografie di guerra plasmano la leggenda di Capa, nei suoi reportage lo vediamo anche guardare la realtà da diversi punti di vista, concentrandosi su quelli che il fotografo Raymond Depardon definiva “tempi deboli”, in contrapposizione ai tempi forti che solitamente mobilitano l’attenzione dei giornalisti e richiedono loro di essere i primi e più vicini.” Gabriel Bauret